Lo specchio del tempo

Aspettiamo che ritorni la luce
di sentire una voce
aspettiamo senza avere paura, domani.

(Lucio Dalla, Futura)

Quasi tutti pensavano che l’uomo e il ragazzo fossero padre e figlio, probabilmente per la straordinaria somiglianza che li univa.
Era una fredda mattina di febbraio. Il cielo era terso e il sole diffondeva un piacevole calore. Seduti in un bar dell’aeroporto, parlavano uno di fronte all’altro sorseggiando caffè. In quel momento la radio stava trasmettendo la voce graffiante di Lucio Dalla che cantava Futura. Nessun’altra colonna sonora sarebbe stata più adatta a quella situazione.
– Non devi partire, dammi retta. – Disse l’uomo, rivolgendosi al ragazzo con tono persuasivo.
– Io devo partire. In Giappone farò carriera. – Obiettò il ragazzo, ma, non ricevendo risposta e dopo un momento di esitazione, continuò: – Ammesso che io ti creda, cosa dovrei fare?
– Non devi partire e basta.
– Ma perché?
– Perché la perderai definitivamente, e non te lo perdonerai mai. Nessuna donna che incontrerai sarà come Matilde. Maledirai questo giorno, credimi.
– Follia! Questa è pura follia. – Sussurrò il ragazzo, voltando lentamente il capo da una parte all’altra, con espressione tetra e inebetita allo stesso tempo.
– Voglio sapere di più!
– Lei si ammalerà. Sposerà, pur non amandolo, un tipo insulso che le offrirà una sicurezza economica. Matilde, schiacciata dalla solitudine, si farà convincere, non foss’altro per non far crescere sua figlia senza un padre.
– Hai detto “sua figlia”?
– Te lo ha detto che è incinta, giusto?
Improvvisamente, il ragazzo fu pervaso da un tremore che aumentò il disagio. Respirava a fatica e, con un gesto rapido, si tolse la sciarpa che gli dava la sensazione di soffocamento. Era stupito, ancora incredulo, ma anche curioso, spaventato. Finalmente il coraggio arrivò e riprese il dialogo: – Sì, me lo ha detto, ma ha aggiunto che il momento è sbagliato e non ha intenzione di portare avanti la gravidanza.
– Balle!
– Scusami, non mi sento molto bene. – Si lamentò il ragazzo, dopo aver bevuto un bicchiere d’acqua tutto d’un fiato.
– So che è difficile, ma ora devi credermi. Ascolta, Matilde ti ha detto così solo per paura che ti sentissi intrappolato. Sa benissimo quanto tu tenga a questa dannata carriera, che un giorno maledirai per averti fatto perdere tutto, tutta la tua vita. E poi, ciò che ti ha detto Matilde voleva essere una specie di test.
– Test?
– Sì, per vedere come avresti reagito, e invece tu cosa hai fatto? Hai detto che aveva ragione e che non avresti voluto rinunciare alla tua promozione. Coglione!
– Vero, esattamente questo, ma…
– Niente ma. Ora spero che tu sia convinto di come stanno realmente le cose.
Il ragazzo continuava ad avvertire capogiri e ora anche un leggero senso di nausea. Aveva la sensazione di vivere in un sogno, ma questo non gli tolse la forza di continuare a parlare.
– Dimmi di più. Cosa succederà?
– Non voglio farti del male.
– Voglio saperlo, per Dio! – Urlò, sbattendo un pugno sul tavolo e attirando l’attenzione dei presenti.
– Ok, ti dirò tutto. Non resisterà. La depressione prenderà il sopravvento e la spingerà al suicidio. Si getterà dal quinto piano della sua abitazione. Cadrà sul tetto della Volvo di suo marito, non morirà subito ma non farà in tempo ad arrivare all’ospedale.
– E la bambina?
– Lei, la piccola Aurora, avrà solo due anni quando la mamma morirà. Il marito è un noto chirurgo e, contrariamente a quanto voleva far credere a Matilde, non gli piacciono i bambini, così la scaricherà ai suoi genitori, due notai tutti d’un pezzo che non sapranno dimostrare affetto alla dolce Aurora. Lei fuggirà dai nonni e se la caverà lo stesso: si laureerà in economia con il massimo dei voti, diventando broker a Londra.
– Santo cielo! – Il ragazzo si accasciò sul tavolo, poggiando la testa sul braccio. Le emozioni che percepiva erano intense, troppo, e lo annichilirono fino a trascinarlo in un pianto disperato che servì a liberarlo dalla tensione che aveva fin lì accumulato. Lentamente cominciò a intravedere una luce, una speranza, una via d’uscita e chiese all’uomo: – Ma tu…?
– Io cosa?
– Come hai vissuto in tutti questi anni?
L’uomo ordinò un cognac, che bevve in un sol sorso. Ingurgitare tutto d’un fiato significava bruciare e cancellare ciò che era stato e che poteva essere diverso.
– Non ho vissuto, mi sono lasciato trascinare dalla vita. Purtroppo, o per fortuna, non ho avuto il coraggio che ha avuto Matilde, ma sapessi quante volte ho pensato di porre fine alla mia sofferenza. Ho conosciuto donne, tante, belle, intelligenti. Non ho mai dormito con nessuna. Pensavo solo a lei. Sono trent’anni che penso a lei e che maledico quel giorno.
– Dov’è? – Chiese il ragazzo, acquistata la giusta lucidità per reagire.
– Se non ricordo male, oggi ha un’udienza, ma per il pranzo è libera.
Il ragazzo si alzò di scatto e andò via di corsa, dimenticando la sciarpa sul tavolino.
Arrivò in taxi davanti al tribunale, e lì aspettò trepidante Matilde per un’ora e mezza, non distogliendo mai lo sguardo da quel portone angusto, fino a quando la vide uscire. Indossava un cappotto doppiopetto, lungo e nero, che a lui piaceva tanto. Lei si voltò come se avesse sentito un richiamo e lo vide. Dapprima i loro sguardi si incrociarono, rimanendo così per lungo tempo, fino a quando anche i loro corpi ebbero modo di incontrarsi.
– Sono stato uno stupido. Lasciarti per la carriera!
Matilde non rispose. Aveva gli occhi inumiditi dall’emozione inaspettata. Ma nel suo sguardo si leggeva tutta la felicità che stava provando, per un amore che pensava perduto per sempre.
– E, naturalmente, la frugoletta la terremo, no?
– Che ne sai che sarà una femmina? – Domandò Matilde divertita.
– Lo so e basta.
– Sai anche come si chiama?
– Sì, la chiameremo Aurora, e sarà bella come la mamma.
Era tutto deciso. Era riuscito a cambiare il corso della sua vita e a dargli un senso. Tutto questo per merito di sé stesso. Sarebbe stato un segreto che non avrebbe mai potuto svelare a Matilde: il segreto di un incontro con sé stesso più vecchio di trent’anni.

by Emma Saponaro

Classificato finalista del 2° Concorso letterario “Caterina Martinelli”
e selezionato e pubblicato nell’Antologia “Un incipit da Re” (incipit di Stephen King)

Foto tratta da web (by Shimoda7 – deviantart)

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29 pensieri riguardo “Lo specchio del tempo”

  1. Ehi questo racconto l’ho già visto da qualche parte…
    Ciao Emma, complimenti per la tua casetta virtuale. Probabilmente non passerò di qui ogni giorno, ma prometto di portare un po’ di vino delle mie parti ogni volta che farò un salto.
    Alla prossima 😉

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  2. Ciao Giuseppe, onorata di ospitarti nella mia piccola casa virtuale.
    Per non far fraintendere le tue parole – non si sa mai – preciso che tu sei un mio compagno di Gara (e anche di classifica, più o meno).
    Passa quando vuoi, ma senza dimenticare di portare il vino!

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  3. Niente gare solo lettore incuriosito. Oh specchio del reame mi farebbe comodo vedermi e non essere più solo come un cane!! Ciao

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  4. Ager, con tutti i consigli che dai non credo che tu sia veramente solo.
    Un grazie lanciato dal cuore per il voto “eccellente” che mi è stato regalato e che non penso di meritare. Però, intendiamoci: lo prendo lo stesso!

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  5. E’ sempre il mio intento, quello di stravolgere il racconto con il finale. Ma nella gara, alcuni valutatori mi hanno abbassato il voto perchè, ahimè, avevano intuito e di conseguenza considerato superflua l’esplicitazione nel finale. Io però lo lascio lo stesso, mi piace di più.

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    1. Non capisco che attinenza ci sia tra l’aver capito il finale ed una votazione non positiva o influenzata da questo.Potrei capire se fosse un giallo,ma in un racconto a mio avviso non ha nessuna rilevanza.Hai fatto bene a lasciarlo così,non si scrive mica per i voti,quelli sono i temi in classe.

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    2. L’attinenza c’è nel momento in cui si considerano vari aspetti per giungere alla valutazione complessiva. Vanno considerati la trama, la struttura, la forma, i personaggi e lo stile. Penso di averli considerati tutti anche io quando ho dovuto valutare gli altri.
      Ma a GTrocc – che sia chiaro – ho dato il voto massimo, anche se il suo racconto non è stato compreso da molti. Per me meritava di più.

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    1. Mi dispiace Pericle, ma non seguivo molto Vecchioni.
      Ho capito cosa mi stai dicendo, ma sai, penso che le canzoni o le poesie possono essere criptiche, esse vanno ascoltate, riascoltate, comprese, immaginate. Lo stesso discorso non può esser fatto per i racconti, dove il finale deve svelare, in modo più o meno esplicito, altrimenti il dubbio rimane. Molti, ad esempio, pensavano che il vecchio fosse un veggente e sono stati colpiti proprio dalla battuta finale. Per altri che hanno avuto l’intuito, chiaramente la battuta finale è risultata superflua.
      Grazie della canzone. Mi è piaciuta molto l’ultima strofa:
      “Tu sei bella e mi guardi senza parlarmi,
      non ti sei neanche accorta di assomigliarmi,
      e non sai quanta voglia avrei di dirti
      che tuo figlio non è cambiato,
      era solo ma si è aspettato,
      ed è sempre come lo chiamavi tu
      Ninni, Ninni, Ninni…”

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  6. Non sono un fanatico di Stephen King, ma il racconto è ben scritto, meglio di molte cose pubblicate e pubblicizzate e spacciate per capolavori. E’ forse leggermente melenso nei dialoghi: il protagonista (allo specchio) si lascia convincere troppo facilmente a rinunciare alla promozione. Ma d’altro canto chissà come ci si potrebbe mai rapportare se di fronte al proprio simulacro pronto a svelarti un futuro nulla affatto felice che pare uscito da una macabra sceneggiatura à la Dylan Dog. Mi è piaciuto sì, e a mio avviso sei capace di dare di più. La fantasia non ti manca e anche la grammatica è dalla tua: non è poco.

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    1. Grazie Taranis, molto gentile. Amaterasu è nata tre anni fa, tra dieci minuti esatti posso dire che lei è nata tre anni fa. Ma l’hai vista in un’altra mia casa virtuale, forse nella dependance.

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  7. Emma mi stai facendo sentire in colpa per aver valutato il tuo racconto “solo” 4 punti su 5 totali 😀
    A tutti gli utenti, consiglio uno sguardo all’ebook che la nostra brava padrona di casa ha inserito più o meno vicino alla finestra del secondo piano.
    Uff, scrivere commenti nei blog non è mai stato il mio forte… posso andare? Sono…congedato, per il momento?
    A presto,
    GTrocc (con la partecipazione speciale di Caleb)

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  8. No Giuseppe, 4 è un bel voto e sono contenta che il racconto ti sia piaciuto pur non rientrando nel genere preferito delle tue letture.
    Ti consiglio di iscriverti nella mailing list, così non dovrai passare sempre, ma solo quando riceverai una notifica che ti annuncerà la presenza di nuovi articoli.
    Sì, puoi andare… congedato. Eccoti il sacchetto di arachidi. Caleb, ti saluto!

    Per tutti: se soffrite di insonnia e non sapete cosa fare, leggete l’accattivante racconto di Giuseppe Troccoli (GTrocc per il forum) a pagina 46 dell’eBook.
    Naturalmente non trascurate di leggere anche Pia, con il suo Foglio bianco, tanto odiato dagli iscrittori sprovvisti di idee. Lei si trova a pagina 61, ed è perfettattamente come il suo racconto: simpatica, incasinata, spontanea. No, non chiudete, Skyla ha vinto meritatamente con La limonata, un racconto davvero molto bello e commovente (pagina 3).
    Naturalmente, se l’insonnia persiste (cosa prevedibile viste le interessanti letture), leggete tutti gli altri.
    E se invece avete qualche spicciolo che vi avanza, sempre nell’eBook troverete le indicazioni per sostenere la nostra associazione. Grazie a tutti per aver letto fin qui.

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  9. Da altro blog dove ho letto un tuo commento, come sempre molto interessante, per una visita a casa tua, dopo un pò di tempo… (sì, continuo ad essere un navigator solingo e anonimo per l’immensità di Internet).
    Che bello: quanta bella gente, Emma!
    Un caro saluto a te e a tutti i tuoi ospiti.

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    1. Ciao Abele, era un po’ che non ti leggevo, in effetti. Puoi passare quando vuoi, sai di essere il benvenuto.
      Grazie a nome di tutti per la “bella gente” ospitata nella mia casa, dove, ovviamente, sei compreso anche tu!

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    1. E tu aspetta… quand’è la scadenza?
      Ma mi avete messo a cottimo? Ora ci penso, ci penso e conto… uno, due, tre, quattro, cinque, sei… ‘ntadue!
      apro parentesi sì, in effetti, il cagnolino è fantastico, peccato non stia immobile come una cabina londinese 😉 chiudo parentesi

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    1. Ti ringrazio Gianbarly. Anche il blog che curi è molto interessante. Vedrò di soffermarmici con la calma dovuta, ora devo scappare. Perdonami, puoi ricordarmi di quale racconto si tratta?

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