Odio il capodanno

Accendo il computer ancora assonnata, digito “www.google.it” e nella stringa di ricerca inserisco la prima cosa che mi viene in mente: odio il capodanno. Non c’è nulla di strano, direte voi, in molti odiano il capodanno. Lo so, ma non è per questo che sto scrivendo, ma perché ho scoperto una splendida riflessione di Gramsci scritta nel lontano 1916, e all’improvviso ho compreso meglio quel leggero malessere che mi avvolge ogni primo dell’anno. Ovviamente, condividendo la riflessione, desidero sottoporla anche alla vostra lettura.

Emma

«Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.
Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date.
Dicono che la cronologia è l’ossatura della storia; e si può ammettere. Ma bisogna anche ammettere che ci sono quattro o cinque date fondamentali, che ogni persona per bene conserva conficcate nel cervello, che hanno giocato dei brutti tiri alla storia. Sono anch’essi capodanni. Il capodanno della storia romana, o del Medioevo, o dell’età moderna. E sono diventati cosí invadenti e cosí fossilizzanti che ci sorprendiamo noi stessi a pensare talvolta che la vita in Italia sia incominciata nel 752, e che il 1490 0 il 1492 siano come montagne che l’umanità ha valicato di colpo ritrovandosi in un nuovo mondo, entrando in una nuova vita. Cosí la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa la film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante.
Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore. Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano. Perché hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio. Tutto ciò stomaca.»

(Antonio Gramsci, Gennaio 1916, l’Avanti!)

Foto tratta dal web (Fonte: Fondazione Istituto Gramsci, Archivi).

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6 pensieri su “Odio il capodanno”

    1. Quel ragazzo che collaborava all’Avanti da poco tempo, dopo aver concluso i suoi studi a Torino. Mi piace ricordare la sua citazione «Partii per Torino come se fossi in stato di sonnambulismo. Avevo 55 lire in tasca; avevo speso 45 lire per il viaggio in terza classe delle 100 avute da casa». Concordo sulla splendida canzone.

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  1. Io la conosceva questa idiosincrasia di Antonio Gramsci, un po’ perche’ Gramsci ha sempre fatto parte della mia cultura, e poi anche perche’ amo leggere le biografie dei grandi uomini, a patto che siano scritte con i controcazzi. Credo che una bella biografia, per quanto non possa mai restituire mai al lettore tutta la vita di un uomo, sia comunque un indizio per tentare di comprendere meglio lo spirito umano. Cio’ detto, diro’ che ache io non amo il Capodanno ma in genere un po’ tutte le feste, comandate e non: persino il mio compleanno, che mi aggiunge anni sulla carta d’identità, manco fossi quella e solo quella, un documento con un numero sopra. Trovo ci sia qualche cosa di disdicevole nelle feste, nell’idea che la festa debba essere questo o quell’altro giorno, mentre gli altri dì della settimana varrebbero poco o niente. Ma l’umanità, da tempi immemori, da ben prima che il Cristianesimo assurgesse al triste ruolo di identità nazionale, ha amato segnare le proprie tappe e ricordarle con gran strepito e spreco di energie. E: si celebrano feste per delle inezie, mentre non lo si fa per commemorare accadimenti veramente grandi nella/della Storia; non potrei dunque essere più d’accordo con Gramsci.

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  2. Patti Russo, sì, è indubbiamente bravissima, non potrebbe esser altrimenti, non a caso è da 13 anni che fa coppia fissa con Meat Loaf, altro gigante del Rock. E’ poi stata la voce in Notre Dame de Paris.

    Ma è fuor di dubbio che di Freddie ce n’è stato uno e uno soltanto. Nessuno potrebbe mai sostituirlo e nessun paragone è possibile. Freddie è IMMORTALE.

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