Il lotto di Gennaro

Racconto esercitazione del 2008

Cari amici, vi ricordate il bar di Gennaro?Pochi tavolini semi assolati nella piazza centrale di un paesino della costa amalfitana. Bar Grande Italia! Nome alquanto pretenzioso per un locale piccolo e semplice; tale e quale al suo titolare: Gennaro. Un uomo esile, tranquillo, timido, e molto metodico.
Alle 7 di ogni mattina, cascasse il mondo, alzava le saracinesche cigolanti del suo bar e con flemma apriva gli ombrelloni, liberando sedie e tavolini, giunte ormai al trentesimo anno di vita, dalle catene antifurto, anch’esse su per giù della stessa età.
Mi piaceva frequentare quel bar, specialmente la domenica mattina, quando non avevo alcun impegno. Mi sentivo completamente a mio agio. Sapevo che avrei trovato il solito giornale al solito posto e che non avrei dovuto sforzarmi di fare ordinazioni. Gennaro conosceva ciò che ogni cliente abituale poteva desiderare.
Alle 8, o giù di lì,  arrivava Lucia, sua moglie. Donna assai paziente. Lei era più moderna, più propensa a stare al “passo coi tempi”. Però questa dote purtroppo veniva vanificata dalla monotonia incorruttibile con cui Gennaro scandiva le giornate.
Billy, il loro adorato meticcio biondo, li osservava dall’esterno, proprio come un cane da guardia. Stava sempre lì, sdraiato all’ombra di un grande albero di limoni; e con la stessa pazienza del suo padrone, attendeva l’ora del pasto, l’ora dei bisogni e l’ora della chiusura del bar.
Gennaro era soddisfatto così. Non chiedeva nulla e nulla si attendeva dalla vita, anzi, ogni cambiamento lo terrorizzava. Neanche il bar aveva mai rinnovato; sempre lo stesso da trent’anni: bancone in formica rossa con bordo in alluminio.
Lucia ci aveva provato più volte a convincerlo a rinnovare il locale, ma ricevendo sempre e solo alzate di spalle, si era rassegnata. Gennaro odiava perfino i nuovi gusti di caramelle, le novità commerciali. Con la conseguenza che si era ridotto a vendere solo le classiche Saila e le Rossana, non c’era scelta. Era così, le novità gli scombussolavano tragicamente i punti di riferimento, la tranquillità.
Ricordo ancora nitidamente quel giorno in cui venne il sindaco. Non perché non venisse mai, non dico questo, ma perché era in veste di ambasciatore di una terribile notizia. Quel giorno, ricordo, era molto afoso e tutti eravamo molto stanchi e accaldati, tranne lui, Gennaro, che non perdeva mai il ritmo dei suoi movimenti tra gli scaffali delle bottiglie e la macchina del caffè, neanche con 40 gradi all’ombra! Però, dopo la notizia del sindaco, il clima cambiò, diventò funereo, e i movimenti di Gennaro, per la prima volta da quando lo conoscevo, subirono un vistoso e anche preoccupante rallentamento.
Avendo una certa confidenza, non esitai ad avvicinarmi al bancone non solo per informarmi di quale tremenda notizia si fosse trattato, ma anche con l’intenzione di confortarlo.
«Oh maronna mia. Ch’taggia ricere? A’ modernità, è arrivata a’ modernità. E je aggia mettere chelli strane machinette pe jucà o’ lotto! E’ fernuta a’ tranquillità».
In effetti, per un uomo come Gennaro, la notizia era tra le più tremende. E non c’era da stupirsi che rimanesse talmente sconvolto da trascorrere parecchie notti insonni. La scelta del suo locale per la ricevitoria del paese era inderogabile e obbligava così il povero Gennaro a calpestare i suoi principi fondati sulle storiche consuetudini. Oltretutto, e fatto non meno rilevante, doveva anche imparare a far funzionare quella stramaledetta, misteriosa e incomprensibile macchina tutta elettronica.
Quel giorno tanto odiato arrivò.
Dopo un corso di appena due ore, Gennaro si era ormai impadronito di quegli strani meccanismi che facevano funzionare la strana macchina. Da un giorno all’altro, e in maniera del tutto inaspettata, se non insperata, il suo volto assunse un nuovo aspetto; come quello di un bambino che impara il meccanismo di un nuovo giocattolo e riesce a farlo funzionare.
Anche nel bar c’era un altro clima, e questo non dispiaceva affatto a Gennaro.
Lucia, poi, era in grazia di dio.
C’era più gente. Alcune persone entravano per consumare, ma poi, o per curiosità, o per scaramanzia, giocavano qualche numero. Altre, al contrario, entravano per giocare e poi, con l’occasione, prendevano un caffè.
Non solo Gennaro era diventato abilissimo in quella nuova attività, ma si stava specializzando sempre più nella cabala e addirittura era il fidato e affidabile consulente dei clienti più affezionati. Lui stesso si divertiva a giocare insieme a Lucia. Ora Gennaro cominciava a pensare che, non sempre, ma qualche volta, le novità possono anche portare qualcosa di buono, ed era contento. Sì, contento, ma pur sempre ancora molto metodico!
Un giorno lui e Lucia, per celebrare l’anniversario dell’installazione di quella maledetta/benedetta macchinetta, giocarono ben 4 numeri per ricordare la data di inaugurazione: 12 maggio 2006, sulla ruota di Napoli.
E la sera, come al solito, accese la TV, attendendo con impazienza la pesca di quelle affascinanti palline.

Estrazioni del lotto: Napoli 12   5   20   6   87

«Oh maronna mia» ebbe la forza di esclamare, mentre pallido scivolava seduto a terra con gli occhi persi nel vuoto. Comportamento alquanto anomalo e fuori dai suoi stereotipi, ma era assolutamente giustificato. Una quaterna secca voleva dire così tanti soldi che neanche poteva immaginare. In vita sua non aveva mai avuto così tanta adrenalina che gli scorreva nelle vene. Era bellissimo percepire quelle sensazioni, e avrebbe voluto tornare indietro negli anni per affrontare qualche rischio pur di vivere con un briciolo di emozioni in più, ma ora erano davvero troppe e lo travolsero.
Lucia, sentendo il marito ansimare, accorse subito e, rendendosi conto di ciò che stava accadendo, si accasciò a terra anche lei, contribuendo a un coro ansimante. Arrivò pure Billy, che non capiva molto, però cominciò ad abbaiare e scodinzolare, leccando le guance di quei volti felicemente turbati.
I due sposi non avevano mai avuto sogni nel cassetto, non potevano immaginare una vita diversa, perché era il bar la loro vita. Passarono giorni e giorni a parlare e pensare a probabili sogni, e solo dopo tanto pensare trovarono d’amore e d’accordo la soluzione per i loro investimenti: migliorare la vita non abbandonando il lavoro.
Mi manca molto quel bar rassicurante e amichevole. Mi mancano i gesti di Gennaro e i cappuccini di Lucia. Mi mancano gli sguardi di Billy e mi manca anche il flipper anni ’60. Ora in piazza hanno aperto una di quelle enoteche che non si chiamano più enoteche, ma wine bar, dove puoi consumare un brunch o l’happy hours o un long drink e non so che altro. Gente incravattata, gelatinata e lampadata, che ti saluta a malapena e sempre di fretta perché “il tempo è denaro”. Sì, mi manca il bar alla vecchia maniera, quello in formica rossa. Ecco perché dopo due anni che non li vedevo, ho deciso di prendermi una vacanza e venirli a trovare.
Non ci crederete. Un posto da favola. Un locale magnifico in un grande bungalow, esotico e allegro, come allegri ora sono Gennaro, Lucia e pure Billy, che pare abbia trovato una cagnolina. Quei due, poi, lavorano a ritmo di musica e riempiono le pause a sbaciucchiarsi.
Appena mi hanno visto, non potete immaginare l’accoglienza. Sono davvero formidabili. Mi hanno offerto la loro specialità, “l’Amalfi”, un cocktail a base di limoncello, rum e menta. Lo sto sorseggiando proprio ora, mentre vi scrivo, seduto a bordo piscina. Dopo una bella nuotata è bello asciugarsi sotto il sole di Santo Domingo.

Emma Saponaro

Foto tratta dal web

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7 pensieri riguardo “Il lotto di Gennaro”

  1. emma forse non è una scrittrice; è una pittrice attenta a ogni dettaglio che suscita nel lettore (osservatore) attraverso ogni sua pennellata, la sensazione di trovarsi in mezzo alla scena. Lo vedi quello scorcio di Amalfi, senti quasi il profumo di un tiepido sole e il vociare garbato di persone con le quali ti senti in sintonia.
    brava!

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    1. Se davvero hai sentito il profumo di un tiepido sole, mi ritengo soddisfatta, perché quando ho scritto questo racconto (in un ufficio pieno di cartaccia e odore di polvere) io percepivo proprio il calore del sole, l’allegria, il Sud, e anche un po’ di nostalgia…. Grazie!

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  2. Non sono uno scrittore ma far capire al lettore quanto sia importante il tempo per degustare con consapevolezza il bello( ovviamente anche un’accoglienza enogastronomica) ci accomuna. Grazie del passaggio.

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