Errore d’amore

Margherita aveva da poco compiuto diciannove anni. I lunghi capelli neri e gli occhi color pece combinati a una silhouette alta e slanciata formavano una miscela esplosiva che attirava l’attenzione di tutti i ragazzi. Frequentava l’ultimo anno di un noto liceo artistico di Roma e, nonostante la bellezza e la simpatia, non riuscì mai ad allacciare alcuna amicizia.
Stessa cosa accadeva per le storie d’amore, sempre brevi anche se intense.
Di Roberto sembrava essere innamorata pazza. Si emozionava all’ascolto delle sue parole gentili, dei suoi apprezzamenti più o meno espliciti. Prima di ogni loro incontro, sentiva mancarle l’aria e il cuore battere all’impazzata. Nonostante ciò, proprio nel momento in cui il rapporto stava per decollare, lei interruppe la storia con una scusa inventata lì per lì, come del resto accadeva sempre.
Era figlia unica e i genitori, due avvocati di fama internazionale, spesso si allontanavano qualche giorno da casa per lavoro e, ora che lei era ormai adulta, non beneficiava più della calorosa presenza della tata, ma solo della colf che incrociava all’ora di pranzo, quando rientrava dalla scuola.
Un pomeriggio, Margherita, volendosi godere uno dei tanti giorni in compagnia della sua solitudine, trascurò lo studio e accese la tv. Iniziò uno zamping meccanico e incontrollato, fino a quando qualcosa attirò la sua attenzione: un primo piano del volto di una donna di mezza età. Parlava portoghese e lei, malgrado non conoscesse quella lingua, riusciva a intuire ciò che stava comunicando. Margherita, come catturata da un’immagine magnetica, scivolò nel profondo dei grandi occhi neri della donna, e non oppose resistenza a un abbraccio quasi violento della sua voce straziata. Con difficoltà, ma riuscì a comprendere la sofferenza che quel volto stava trasmettendo.
Una lacrima rigò la guancia di Margherita, e dopo quella ne scesero altre e altre ancora, finché un pianto singhiozzante la liberò dal peso di un sospetto silenzioso che aveva nutrito per tanti anni.
Si precipitò tra gli album dei suoi primi anni di vita.
Si erano trasferiti a Roma quando lei aveva cinque anni, non di più. Prima di quell’età conservava solo ricordi sbiaditi e, per quanto si sforzasse, dalla sua memoria non riusciva a tirar fuori un volto, un episodio.
Non una foto in braccio alla mamma. Non un’immagine sul passeggino. E la mamma? Perché non si era mai fatta fotografare con il pancione? Domande che per pudore aveva posto sempre e solo a se stessa, e risposte cercate, immaginate, sì, ma mai ricevute.
Ora, gli occhi di quella donna le stavano suggerendolo la soluzione.
Alzò il ricevitore e compose il numero di telefono che appariva in sovrimpressione. Un breve scambio di parole tra loro sciolse definitivamente ogni dubbio. Era la donna ora a piangere convulsamente; Margherita, al contrario, si sentiva sollevata, alleggerita da un peso angosciante fissato dai suoi genitori per il troppo amore. Non doveva più difendersi dal sospetto, ma accettare una verità nascosta per troppo tempo.

Se solo avesse saputo…

by Emma Saponaro

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5 pensieri su “Errore d’amore”

  1. E’una storia che mi ha suscitato delle grandi emozioni. La storia di mia figlia (seppur non adottata) ha per certi versi un epilogo simile.
    Forse un giorno ti racconterò la mia storia….

    Joh

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  2. Bel racconto, brava. Una coincidenza? Il fato o il destino? Chi puo’ dirlo con certezza, però, talvolta, certe cose accadono e non per finzione. Immagino tu ti sia anche ispirata ad alcuni fatti di cronaca che, bene o male, stanno tenendo con il fiato sospeso l’opinione pubblica.

    Abbandonata? Rapita? Data in adozione, Margherita?
    Il pianto della donna in tv potrebbe significare che ha perso un grande amore, il più grande che una donna possa nutrire, quello per i suoi figli. Chissà cosa è accaduto a Margherita, chissà com’è stata allontanata dalla sua vera genitrice. Un dubbio shakesperiano che non ha soluzione e però comprensibile attraverso l’immaginazione, un’immaginazione di educazione sentimentale.

    Un forte abbraccio e l’augurio d’una buona serata

    beppe

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    1. L’immaginazione ti fa viaggiare su un veicolo che guidi sempre e solo tu e tu solo sai dove vuoi andare. È una bella cosa l’immaginazione e questo racconto le apre le porte, perché é proprio di questo che si tratta: di immaginazione, ma sotto un altro aspetto. Quello della costrizione, perché il non-sapere uccide una parte di noi. Il vero significato del racconto é racchiuso nella breve frase conclusiva. “Se soli avessi saputo”. Non sapere perché tua madre ti ha abbandonato può darti in pasto all’immaginazione più feroce. Grazie Beppe, e scusa la scrittura, sto scrivendo dal cellulare :-))

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    2. Sono d’accordo, “il non sapere uccide una parte di noi”; eppure ci sono casi, molto particolari, in cui è meglio non sapere, anche se io, per come sono, vorrei in ogni caso sapere. Capisco però chi decide di non sapere una parte della verità e di guardare avanti solamente perché “il passato è passato e solo del presente v’è certezza”.

      Credo che i genitori siano chi mi ha tirato su. Ma però ci sono dei casi in cui i bambini vengono allontanati dai genitori naturali per motivi assurdi: avrai letto, di certo, di due genitori che ritenuti troppo vecchi per allevare un figlio, si sono visti strappare dai giudici (ma quali giudici???) il figlio avuto per affidarlo a una casa famiglia. Questa è una barbarie, a mio avviso.

      Non ti preoccupare. Un grande abbraccio e buona serata

      beppe

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