Dipendo da te

Odio il vento in faccia. Non correre, idiota!
Olga fa tutto il contrario di ciò che dovrebbe.
– Ester, guarda che bel vestito.
Il vestito? Ma le hai viste le rose all’entrata del parco? E gli effluvi della lavanda che abbiamo sfiorato, dì, li hai percepiti?
Noia. Costrizione.
I ricordi, eccoli che tornano. Mi trascinano con dolcezza nel passato. Alcuni non li riconosco fin da subito; avvolti da un alone di estraneità che man mano si dissolve, e mi si conficcano nel cuore.
A volte ne sento anche l’odore, sembra una magia.
Odore di gesso, di scuola, la scuola d’una volta.
Odore della colonia della nonna, dei biscotti della zia, odore di treno.
L’odore della domenica. Sì, la domenica aveva un odore suo: di arrosto, di bagnoschiuma, di cera sui pavimenti, di lucido da scarpe, di incenso in chiesa e di sala fumosa del cinema.
E poi l’odore del mio primo bacio, e il ricordo del suo sapore, che mi caricano di nostalgia e mi rigano le guance, perché di baci non ce ne furono più.
Vorrei correre, cantare, urlare, litigare. Vorrei disperarmi, e gioire. Mi manca tutto, solo ricordi mi restano.
Perché m’ignori, e mi parli di vestiti? Prova a metterti al mio posto.
– Bella camminata, vero Ester?
Camminata? Sono paralizzata, idiota, e “cammino” trascinata su questa dannata carrozzina da una sconosciuta come te che è pagata per farlo.
Tu non sei nulla per me. Ma non ho scelta, sono nulla anch’io!
Respiro, aspettando con brama quel giorno in cui non avrò più memoria.
E troverò finalmente la pace.

By Emma Saponaro

parole per strada per stradaMiniracconto di 1500 caratteri selezionato per l’antologia “Camminando con…” promosso da Parole per strada, edizione 2012.

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8 pensieri su “Dipendo da te”

  1. Questo non è un racconto orrorifico. E mancandomi precisi riferimenti culturali degli autori che maggiormente ti hanno influenzata, oltre a Stepen King, devo arrischiare e non è niente affatto facile: E’ un racconto, a mio avviso, che ha un po’ di quello spirito investigativo nella psiche umana tipico di scrittori quali John Fante e il Carver migliore, quello non rimaneggiato da Gordon Lish. Una prosa breve che mette in evidenza la solitudine, una solitudine a due, di chi spinge la carrozzella e di chi purtroppo non puo’ far a meno di farsi portare in giro. Due volontà che non sono in simbiosi, e il ricordo di quello che fu diventa motivo di tormento. Un racconto sui e dei sensi. Bellissimo. I miei più vivi complimenti.

    beppe

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    1. Caro Beppe, tu mi sopravvaluti, ma sono felice di leggere i tuoi generosi complimenti. Di King ho letto solamente il libro che tu stesso mi hai consigliato “On writing”, perché pur apprezzando la maestria dello scrittore, i libri troppo lunghi inibiscono la mia lettura, già di per sè molto lenta. Non so se la mia scrittura abbia subito influenze e di quali autori, so solamente che quando ho un’idea, da questa parte la storia e dalla storia partono i sentimenti che mi pigiano sull’anima. Ho bisogno di esternarli e soprattutto ho bisogno di farmi comprendere, cioè di far provare ai lettori le sensazioni che provo io. Spero di riuscirci.
      Grazie. Un abbraccio,
      EMma

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  2. Dolore di un’anima, consapevole che il corpo in cui abita non troverà più libertà se non nel “giorno senza più memoria”.
    Commovente e terribile nella sua realtà.

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    1. Esattamente questo, cara Diana. Non oso pensare al dolore e all’impotenza di queste persone. Il dramma ci commuove, è vero, e tu usi il termine “terribile” non a casa. Perché se dovesse capitarci una cosa del genere sarebbe terribile e chissà cosa penseremmo e cosa vorremmo fare della nostra vita…
      Un bacio

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