# 3 – L’attesa


(…) Più volevo rifugiarmi nell’oblio del sonno per dar pace alla mia mente stremata e più mi sentivo sveglia. Alle cinque mi alzai, non potevo più attendere. Aprii la confezione e presi il bugiardino per leggere le istruzioni del test. Certo che se ci si affida al significato letterale delle parole non si può mai star tranquilli. Si leggono le istruzioni su un pezzo di carta che si chiama bugiardino, il che richiama automaticamente l’attenzione alla menzogna e pure lecita. Continuai a leggere, quando qualcosa mi fece rimpiangere di non averlo letto prima, risparmiandomi ansia e preoccupazione: “Il test si può eseguire in qualunque momento della giornata…” Accidenti alla mia superficialità! Mi sedetti e ripresi a leggere con più cautela: “Il test si può eseguire in qualunque momento della giornata, tuttavia si consiglia di eseguirlo sulle prime urine del mattino che contengono una quantità maggiore di ormone…” Bene, benissimo, lo sapevo che bisognava aspettare, non mi ero sbagliata.
Andai in bagno. Lo stick tra le mie cosce tremava, lo strinsi forte tra il pollice e l’indice, poi, trovata la giusta posizione, lo bersagliai di urina per ben dieci secondi. Dopo questa operazione tanto meticolosa quanto stressante, dovetti affrontarne un’altra, non meno snervante: l’attesa degli interminabili sessanta secondi che decidono il tuo futuro. Con gli occhi incollati su quella dannata asticella, mi chiedevo se sarei stata in grado di capire se le lineette che di lì a poco dovevano comparire fossero una o due. Ma si può essere più sadici di così? Perché questi test interpretabili arbitrariamente non vengono invece progettati per una lettura semplice, chiara, senza equivoci e senza lasciare alcun dubbio? Non so, nero: incinta; bianco: salva!

Quarantaquattro, quarantacinque, quarantasei…

Il tempo non esiste, è una nostra invenzione. Noi lo scandiamo, noi lo contiamo, ma la percezione è un’altra. Passa veloce come un treno in quelle situazioni in cui lo si vorrebbe fermare per assaporare ogni sua frazione di secondo e quasi si accascia quando invece si è in preda al panico e si implora un’impulsiva accelerata.

Cinquantasette, cinquantotto…

È il contrario di come si vorrebbe: veloce nella fretta e lento nella smania.

Sessanta!!!

I sessanta secondi erano trascorsi. O si o no, non potevano esserci vie di mezzo. Bianco o nero, niente scala di grigio. Presi coraggio ed osservai lo stick per leggerne l’esito.
Mi cadde dalle mani tremanti: ero incinta!

9 pensieri su “# 3 – L’attesa”

    1. Può accadere che la capacità di trasmettere sia massima e quella di ricevere sia minima.Bisogna avere la medesima sensibilità per dare e ricevere emozioni con le parole.

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  1. me tapina! La mia degenerazione cellulare avanza e mi meraviglia…non mi ero accorta del link del racconto…tze! Però il raccontino l’ho letto tutto ehhhhhh!! E come sempre sei incisiva nei tempi e nelle parole. Sì, il tempo è tiranno anche se noi ne facciamo parte integrante ed indissolubile. Allo stesso tempo…ne siamo soggiogate. Mamma mia quanto tempo è passato…è meglio che non ti faccia perderne dell’altro.
    Un forte abbraccio e rimettiti presto.

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    1. Tu non mi fai mai perdere del tempo, perchè – e tu lo sai bene – allo “scrittivendolo” fa sempre piacere che altri osservino la sua creatura. Quindi, cara Carlotta, è sempre un piacere “perdere tempo” in questo sento.
      Per quanto riguarda il TEMPO, in 4 righe lo hai nominato 4 volte. Segno evidente di come esso costituisca un elemento importante nella nostra vita. Non è del resto quella dimensione in cui si misura il procedere dei fenomeni, il trascorrere degli eventi?

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    2. sono più che daccordo con te perchè sono convinta che il tempo (materia che mi affascina da non so quanto…tempo) sia l’elemento inscindibile con la nostra natura di esseri viventi. Affascinanti anche gli elementi che lo costituiscono, come gli orologi di cui sono una appassionata cultrice.
      Un abbraccio

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"Cancella spesso, se vuoi scrivere cose che siano degne d'essere lette." (Orazio)

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