L’ombra del giorno

LASCIAMI ANDARELuce.
Un altro giorno da affrontare, da combattere, da aggredire. Un altro giorno di agonia che tormenta la mia anima imbizzarrita.
Tu, luminare, saggi la mia mente arcana, e ti accanisci perché possa placarsi ma non rifiorire.
Riesci a sedarmi, reprimermi, trattenermi, ma non t’impegni a capire, a decifrare l’imperscrutabile, a svincolare quell’ombra principio di tutto. La rabbia grida quando non si è ascoltati. Questo sarebbe già un primo passo per capire.
Se solo mi somministrassi qualche goccia di comprensione e di benevolenza, oltrepassando la soglia della paura, paura dell’oscurità, ti guadagneresti il libero accesso ai meandri dei miei pensieri così strani, come li chiami tu, così tormentati, così… diversi. E quando la tua frustrazione per il fallimento della pillola miracolosa che non sortisce l’effetto assicurato ti porta a incastrarmi su un anonimo materasso, serrandomi polsi e caviglie, chiediti per cortesia se per caso la tua autorità non leghi e offenda anche la mia dignità.
Confondi l’artificiale oscuramento dei miei tormenti, esangui ma mai estinti, con un raggiunto addomesticamento, e ti compiaci.
Il mio corpo è fiacco, la mia bocca di fiele non ha forza per dire, i miei occhi guardano da dietro un velo, eppure la riserva di decoro che serbo è sufficiente per discernere, e decidere.
Apro la finestra alla vita. Spiego le ali della disperazione. Inspiro una boccata d’impudenza, e con un consapevole e funesto balzo mi lancio nel vortice di una lussuosa e agognata libertà.
Buio.

by Emma Saponaro

Miniracconto selezionato per l’antologia Parole per Strada “Lasciami andare”. Ringrazio l’Associazione Il Furore dei Libri per aver creduto in me anche nella V edizione.

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“Asthma Lei… e Io” / Paolo Serafini

 di Emma Saponaro

asma2“Lei l’ho conosciuta verso la fine del 1960. È stato un incontro casuale ma memorabile, di quelli che si ricordano per una vita. Non la cercai, non la attesi, ma venne”.
Benché la frase con cui Paolo Serafini inizia il suo libro Asthma Lei…e io si componga di sole due righe, è oltremodo eloquente e ci pone nell’adeguata predisposizione per accogliere ciò che l’Autore vuole raccontarci. Sappiamo già che il nostro Paolo è affetto da asma allergica e sarà il protagonista della storia. Essendo nato nel 1957, come si evince dalla sua biografia, possiamo dedurre che la prima crisi sia comparsa quando aveva appena tre anni, ed è da lì che inizia a narrarci il rapporto con Lei, usando di proposito la maiuscola come se fosse un nome proprio: Lei l’Asma, colei che spesso ruba la scena al protagonista, si potrebbe definire anche l’antagonista, o la si può considerare come la vera protagonista, perché sarà con Lei che il nostro Paolo ha dovuto convivere fin dalla tenera età.
L’Opera, pertanto, non è un romanzo, bensì una storia a carattere autobiografico. Non per questo, tuttavia, rischia di perdere di interesse poiché gran parte dei contenuti possono ritenersi validi e stimolanti spunti di riflessione adattabili alla vita di ognuno di noi.
La narrazione inizia quando Paolo, bambino, subisce la prima crisi. Egli ricorda principalmente la sua sete d’aria e la respirazione che emette fischi e sbuffi come una locomotiva. A nulla vale la vergogna nel farsi vedere da estranei perché Lei lo piegherà all’accettazione. Ricorda anche il calvario delle analisi, dei test, delle ricerche che porteranno a esiti angosciosi. Come si può far accettare a un bambino il fatto che non potrà sudare, praticare sport, nuotare, correre all’aria aperta? Vivere in una casa disinfettata con dovizia ogni santo giorno.
Durante tutta la narrazione, non mancano tocchi di spiccata ironia, ad esempio quando l’Autore descrive l’aerosol come un macchinetta che farà “il suo ingresso in casa, al pari del frigorifero, della lucidatrice, del televisore. Sarà l’elettrodomestico più importante”. Non mancano, tuttavia, anche alcuni passaggi che possono suscitare commozione e tenerezza, come quando, durante la descrizione dell’avvento dei broncodilatatori spray, grazie ai quali il nostro piccolo Paolo potrà finalmente permettersi piccole cose, dirà di avere “nella tasca destra dei pantaloni il cortisone e in quella sinistra l’anti spasmo. Non le billie!”
L’evoluzione della medicina, pertanto, permette al bambino Paolo di affrontare alcune attività prima precluse, e sarà proprio questa preclusione a fargli assaporare il nuovo gusto della felicità, quando ad esempio tra le tante cose affronta l’esperienza dell’apnea sott’acqua. Anche quando arriva il momento del servizio di leva Paolo riesce a sorprenderci:  bara pur di partire militare. Un’avventura che gli farà conoscere sofferenze, dubbi e finanche rimorsi.
È da riconoscere al Serafini l’abilità di una narrazione leggera ma non superficiale che decanta la patologia senza mai cadere in forme compassionevoli o infauste. La sua scrittura coinvolge per merito del suo stile fluido, che non distrae, seppur attinga sovente da un linguaggio elegante e quasi di altri tempi.
Leggendo Asthma ho percepito la sensazione di intraprendere un viaggio, per me tutto nuovo, comprensivo di tre tappe. La prima, di paura e di non accettazione di una Lei che impone e impedisce, ordina e punisce. La seconda, di rassegnazione. Non di resa si tratta, ma di accettazione che porta inevitabilmente alla pianificazione per non soccombere inerme ma essere sempre preparati e pronti a difendersi. La terza e ultima tappa si rivela sorprendente: gli obiettivi, le passioni, le aspirazioni dovranno fare i conti con Lei. Si può rinunciare, ci si può misurare con un nemico che non vediamo ma che sappiamo essere sempre in agguato? Possiamo sfidarlo?

Il libro è composto da diciotto capitoli che, sebbene seguano un filo cronologico e abbiano sempre Lei al centro dell’attenzione, potrebbero anche considerarsi dei racconti svincolati, in quanto ognuno di essi termina con un epilogo che lo sigilla, rendendo la lettura gradevole e appagante.

Pubblicato da Aletti nel 2014 – Collana Gli Emersi (118 pagine, prezzo di copertina 13 euro) ora disponibile anche in ebook

by Emma Saponaro

Una firma d’amore

TRENI

«Non sto scherzando: io le sento davvero, le doglie.»
«Stai calma e respira forte», balbetta mio marito.
Ci siamo. Scendiamo dal taxi. Un dolore lacerante mi lancia dubbi, perplessità, e paura.
E se non mi piacesse? E se non piacessi io a lui?
Citofoniamo. Il cancello si apre.
Paura.
Nella sala ci sono almeno dieci bambini. Il più grande avrà otto anni.
Paura.
L’operatore ci indica Paolino. Mi chino, lui mi scruta con occhi di cielo e sorride. Lo abbraccio. Mi stringe.
I suoi sospiri vogliono amore e di colpo scoloriscono il ricordo di gelide pratiche e testarde battaglie, e la paura.

by Emma Saponaro

Contanti e contenta

(per evitare brutte figure alla cassa di una grande libreria)

figuracceAvvicino l’apparecchio all’orecchio e attendo che qualcuno mi risponda. Nulla di anormale, direte voi, ma se nel frattempo si è formata una platea di persone incuriosite che vi osserva, allora il discorso cambia. Il mio imbarazzo fluisce come il sudore sulla fronte. Guardo il cassiere. E’ paonazzo, forse per lo sforzo di reprimere una risata. Sì, è così, appena il suo sguardo incrocia il mio, lo fa: si scompiscia dalle risate. Rimango impassibile. Sono una signora, io! Ma lo screanzato prende coraggio e dice: – Deve digitare il PIN, signora, non è un telefono – poi riprende a ridere, e con lui la platea.

by Emma Saponaro

Dove il tempo si è fermato

Roma in cento parole, a cura di Alessio Dimartino

Fiotti di turisti si concentrano nella piazza. Mi manca l’aria.
– Chiudi gli occhi, dammi la mano e lasciati guidare.
Accetto. Mi lascio trasportare e sento il chiasso dissolversi. Ci fermiamo. Apro gli occhi.
Sono entrata in un’altra dimensione, dentro una cartolina di fine Ottocento. Avvolta dai colori della Roma papalina, sento il silenzio musicarsi di mandolini. Osservando il cortile circondato da casette, penso alla scena finale del Rugantino, quando lui, sul punto di esser giustiziato per mano di Mastro Titta, viene deriso dai principi Capitelli. “Morì ammazzato pe’ ‘na donna? Ma si può essere così fregnoni?”.
In via del Pellegrino, il tempo si è fermato.

Emma Saponaro

Orgoglio tra la polvere eterna

aaa saponaro micheleUna tranquilla passeggiata senza meta mi ha condotta in un vicolo attraversato sempre con fretta e distrazione. Sono stata colpita da una piccola “bottega di libri”, folgorata dall’esposizione dei mitici Quindici. Solo dopo mi sono accorta che si trattava di una libreria antiquaria. Sono quindi entrata con in testa una richiesta ben precisa e che mi perseguita da alcuni anni.
Mi accorgo, però, che all’interno già è presente un cliente e io non posso entrare. Già, la libreria è letteralmente (è il caso di dire) traboccante di libri antichi, vecchi, polverosi, e c’è spazio per un cliente solo.
E’ arrivato il mio turno. Dopo una manovra che ha dell’acrobatico, riesco a conquistarmi trenta centimetri di negozio, ma non chiudo la porta, sarebbe troppa la fatica per uscire, se non avesse ciò che cerco… ciò che sto cercando.
Dietro una cortina di libri, spunta un signore anziano, con la faccia così sorridente e soddisfatta che diffonde allegria ed entusiasmo.
– Buonasera. Sto cercando qualcosa di… Michele Saponaro.
Lui mi guarda, sgrana gli occhi e sorride… ancora di più.
– Il grande Saponaro, ehhh… Ma certo! Entri pure, ora controllo cosa ho al momento. Eh, ne ha scritti tanti, sa!? Un grande, il Saponaro. E’ stato anche un biografo, lo sapeva? Ho sempre qualcosa di lui…
Il cuore mi batte forte, sono emozionata. Penso al tempo trascorso dietro a ebay. Poi, mi assale un piacevole e gratificante orgoglio. Non posso fare a meno di dirgli che lui è lo zio di mio padre, che tra l’altro portava lo stesso nome.
Mi guarda, sorride. Sono felice. Gli chiedo se posso scattare una foto. Si impettisce e risponde: – Ma certo, cara la mia Saponaro, basta che prendi anche me!
Ho comprato un libro “Viaggio in Norvegia”. Attendo con ansia che il signor libraio mi porti il suo Diario che si è portato a casa per leggerlo.
Non so descrivere la gioia che ho provato e che assorbiva, gustandola, la povere di quelle infinite parole stampate nel passato, ma ho percepito in modo inequivocabile un pensiero che mi suggeriva che quel pizzico di immortalità, che cerco tra le mie parole scritte, l’ho trovato oggi pomeriggio, là, tra quella polvere.
libreria Sant’Agostino, via S. Agostino 17.

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"Cancella spesso, se vuoi scrivere cose che siano degne d'essere lette." (Orazio)

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