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Una serata un po’ così…

Un sabato sera come tanti altri, uno o due impegni da decidere. L’irrequietezza poi si impone e allora decidi di mettere a riposo anche quei due neuroni indaffarati per farti prendere una decisione e tranquillizzarti. Stasera, niente. E proprio mentre torni a casa, pregustando una cenetta semplice, senza alcol né sigarette e magari in compagnia di un buon libro, incontri un amico che ti saluta con slancio e ti invita ad andare con lui, a una cenetta intima tra vecchi amici al centro. Intima? E io che c’entro? Dico di sì. E non so perché.
Il tempo di mettere un velo di rossetto e cambiare maglia e ci ritroviamo giù.
Il ristorante mi riporta a trenta anni fa, quando al suo posto c’era il buiaccaro e mangiavamo olive e lingua in salsa verde con un bicchiere di vino acidulo che solo i giovani possono digerire. I suoi amici sono libri interessanti, ognuno con una storia da scoprire. È proprio quando inizi a sfogliare le loro vite che scopri che quei passi forse già li hai letti, immaginati, sognati, e quegli amici del tuo amico un po’, forse, in una magica notte romana, li senti intimi anche tu.
Poi si va a via di Panico, in quel locale storico che loro frequentano da sempre e che tu hai conosciuto da appena qualche mese…
Ciao, anche tu qui?
La conosci?
Sì.
E ti rendi conto che in fondo anche tu sei una abituè.
E i racconti e le storie e gli amici in comune…
E mentre vai via, ed é giá notte fonda, incontri un altro amico che conosce alcuni dei tuoi nuovi amici.
E continui a perderti in questa Roma così immensa e così piccola, così intima e straordinaria…
Dimentichi lo stress metropolitano, lo smog, le targhe alterne, la raccolta differenziata fasulla, i bus che non passano, la decadenza, e ringrazi che stai lì, a godertela.
A volte ti amo, maledetta Roma!

Vacanza romana

UNESTATEAROMAPlacare la spudoratezza, far tacere le grida isteriche, spegnermi, queste erano le priorità, e il sedativo fu la soluzione più immediata. Non avrebbe però domato il fermento, la ribellione contro quegli obblighi divenuti soffocanti come l’afa che si respirava in quei giorni a Roma.
Reagii all’oblio e scappai.
La fluidità del buio e la vaporosità delle gambe sospinsero il mio ardire verso un’alba sintetica, un bagliore al di sotto di una balaustra. Qualche passo e mi ritrovai in vetta a Trinità dei Monti. Meraviglia! Scesi i gradini barcollando come un marinaio reduce da una lunga burrasca. Ispirai gli effluvi dei fiori che cingevano la scalinata. La vista di Piazza di Spagna mi rincuorò. Proseguii per quelle scale molli, che sprofondavano sempre più, fino ad arrivare ai piedi della Barcaccia, dove persi i sensi.
Fui ridestata da una voce maschile dall’accento americano che mi porgeva insistenti domande. Poi, credendomi ubriaca, decise di salvarmi a modo suo. Non scorgendo alcun rischio, allentai le difese e in pochi istanti caddi in un sonno profondo che si protrasse fino all’indomani mattina, quando mi risvegliai a casa sua, non senza impaccio.
La lucidità emersa dalla sedazione non offriva più scusanti.
«Sono fuggita dal collegio. Almeno per un giorno, vorrei vivere come una qualunque ragazza della mia età».
La comprensione e la gentilezza di Joe, questo era il suo nome, mi rassicurarono. In sella al suo scooter, vagammo per la città, visitando il Colosseo, i Fori Imperiali, il Pantheon. Percepivo nel suo sguardo un imbarazzo che via via sfumò. Era meravigliato dalla mia meraviglia. Continuava a scattarmi foto con il suo iPhone per fissare la bellezza del mio stupore, disse. E io non mi sottrassi. Girò anche un video mentre infilavo la mano nella Bocca della Verità, chiedendomi se veramente fossi scappata dal collegio. Avvampai. Poi mentendo risposi sì.
A notte inoltrata mi riaccompagnò verso casa. Per non tradire, dovevo tornare. Pochi istanti e mi persi nel suo sguardo. Sapeva. Aveva capito. Eppure assecondò i miei desideri. In silenzio. Poi mi abbracciò sussurrando: «Tranquilla, le foto non le pubblicherò. Le terrò per me. Posso averti solo così». Lo ringraziai, lo baciai e m’incamminai verso l’ambasciata, trattenendo le lacrime e con un senso di oppressione nel profondo di me.
Ho amato la libertà di quel giorno: passeggiare al mio ritmo, mangiare il gelato tra la gente, sciogliere i capelli al vento.
Ho imparato a vivere, a sorridere, a flirtare.
Ho imparato a raccontarvi tante bugie, perché questa storia è inventata.
Non sono una principessa. E Joe non è Gregory Peck.

by Emma Saponaro

In occasione dell’evento Libri di Notte, pubblicato nell’antologia “Un’estate a Roma”, edito Giulio Perrone Editore

Difendiamo i centri benessere “dell’anima”

La libreria Amore e Psiche, negozio storico nel cuore di Roma (vicino a piazza della Minerva), sta per chiudere. Al suo posto sorgerà un centro benessere per i clienti dell’albergo vicino. Proprio quello che, quando ci passi davanti, il più delle volte sei costretto a fermarti perché un uomo di colore (l’ho specificato solo per completezza di descrizione della filosofia del suo datore) e vestito con una superata e ormai ridicola livrea ti blocca per dare la precedenza del passaggio ai clienti dell’albergo. Non per questo fastidioso particolare (o forse un po’ sì?), ma soprattutto perché difendo la cultura, sempre più mortificata e calpestata dalle logiche di potere sbagliate e dalle cattive gestioni, ho deciso di buon grado di dedicare un po’ del mio tempo per sostenere la libreria Amore e Psiche, firmando, commentando e divulgando il loro sacrosanto appello.

Dedica dieci secondi in difesa dei libri e di un centro benessere, sì, ma dell’anima!